Silvio Meneghin
Volpago del Montello (Treviso) 16 settembre 1924 – 1962 - Treviso 15 febbraio 2026
Silvio, secondo di tre fratelli, è vissuto in una famiglia povera, dedita all’agricoltura,
dalla quale riceve una forte educazione cristiana.
Formazione arricchita in parrocchia, nell’Azione Cattolica e nel locale Centro Sportivo Italiano.
Dopo la licenza elementare consegue anche il diploma in un istituto professionale di avviamento al lavoro
nel settore del legno.
Nel 1943, viene chiamato alle armi per essere inviato al fronte in Grecia.
A seguito dell’armistizio del 9 settembre 1943,
avendo rifiutato l’arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana
(ancora legata alla dittatura fascista) viene fatto prigioniero dai tedeschi.
Riesce a fuggire dalla caserma dove era in attesa di essere trasferito in Germania;
evita di essere catturato dai rastrellamenti tedeschi e fascisti,
vivendo in famiglia, in montagna ed in altri rifugi provvisori, spostandosi di volta in volta.
Terminata la guerra riprende il lavoro nei pochi terreni agricoli di proprietà della famiglia ma
la mancanza di risorse lo spinge ad emigrare in Canada nel 1950 operando nel settore della meccanica e falegnameria.
Nel 1955 intuisce che, per la sua vita spirituale, è bene ritornare il Italia, nel suo paese, in famiglia,
riprendendo il lavoro in agricoltura.
Emerge in questo periodo sempre più la questione vocazionale,
con molta sofferenza, quasi in prossimità del matrimonio, lascia la fidanzata conosciuta molti anni prima.
Fa un’esperienza di qualche mese presso i religiosi della Consolata,
dalla quale esce per aver intravisto il desiderio di consacrarsi nel mondo ma nessuno gli indica la strada.
Solo dopo qualche tempo, nel 1958, l’assistente di Azione Cattolica,
che aveva sentito parlare dell’esperienza di Giuseppe Lazzati, gli suggerisce di contattare il dottor Giuseppe Martini,
membro del nostro Istituto che risiedeva a pochi chilometri da casa sua, Silvio inizia così il cammino nell’Istituto.
Nel 1962 da inizio, insieme ad un fratello, ad un allevamento di conigli,
questa attività si evolve velocemente. Per allevare conigli “in batteria” servono gabbie e
strutture adeguate, così per rispondere a queste esigenze Silvio ed il fratello,
aprono un’officina artigianale che poi si ingrandirà,
diventando un’azienda leader nel mondo nella costruzione di impianti e forniture per l’allevamento dei conigli.
La conduzione dell’azienda è il periodo più coinvolgente per Silvio, sia in termini temporali, che mentale;
dedica molto impegno nella fabbrica come pure trascorrendo parecchie ore alla guida del camion per le consegne e
la formazione presso i clienti, sparsi in Italia e in Europa.
E’ proprio questa grossa attività che conduce Silvio ad un itinerario spirituale
che si svilupperà in una relazione sempre più intima con Dio.
Le tante ore lavorative che, all’inizio gli sembravano un ostacolo,
per un tempo specifico da dedicare alla preghiera “pregata”, diventano per lui un’opportunità
per un tempo prolungato con il suo Signore,
facendo diventare tutta la giornata preghiera,
che lui stesso definirà la “preghiera del laico ventiquattro ore su ventiquattro”.
Questo modo di pregare accompagnerà Silvio anche nei molti anni successivi all’attività lavorativa.
Giunto all’età della pensione, 65 anni, gradualmente lascia la responsabilità dell’azienda
trasferendo le sue competenze ai nipoti.
Sente il bisogno di donarsi agli altri, svolge così, per un ventennio,
un volontariato per disabili (“per un consacrato è normale essere disponibile per chi è in difficoltà”).
Ha più tempo da dedicare esclusivamente alla preghiera, nella quale, la dimensione colloquiale e contemplativa
(connotata dai tratti di “innamorato dell’umanità di Gesù”,
sempre in ricerca della volontà di Dio) sperimentata e acquisita nel periodo lavorativo,
caratterizzano ancora il suo modo di pregare.
E’ forse per questa sua particolare esperienza di forte legame fra preghiera e vita che, nel 1996,
all'età di 72 anni, l’allora Presidente generale dell’Istituto Emilio Tresalti
lo volle come vice Incaricato per la formazione dei giovani italiani, servizio durato circa un decennio.
Silvio obbedì, con stupore ma con quella semplicità di cuore che lo ha sempre contraddistinto:
“Sono sincero, - scriveva a Tresalti - ancora non sono capace di capire che cosa sia successo,
però ho capito una cosa, e cioè: che quella è la volontà di Dio,
e perciò il mio non capire deve scomparire per accettare in pieno ciò che Lui vuole da me”.
I fratelli con i quali ha condiviso quel cammino, oggi sono riconoscenti della testimonianza
e dell’esempio ricevuti da Silvio per la loro vita spirituale.
La sua dimensione “mistica” non è venuta meno neppure negli ultimi anni trascorsi nella casa di riposo.
Il suo stare per lungo tempo con il Signore ha destato stupore nei responsabili della struttura,
che accoglie prevalentemente sacerdoti,
vedendolo pregare molto più dei numerosi altri ospiti.
